Addavenì Baffone

Venerdì scorso ho passato la mattinata a sbrigare pratiche per servizi cimiteriali, scoprendo un universo parallelo e bizzarro. A Roma ad occuparsi di queste faccende per conto del comune è la stessa agenzia che si occupa della raccolta dei rifiuti, che può sembrare poco delicato ma in fondo ha una sua logica. Nei suoi uffici, si incontrano nugoli di impiegati e impiegate delle agenzie funebri private (in tutto e per tutto identici agli agenti immobiliari: capelli corvini, lampada, gel e così via) che organizzano giocate collettive al superenalotto (giuro). In uno dei cubicoli dove sono entrata campeggiava una gigantografia dei Nomadi, in un altro ufficio sembrava di essere tornati indietro di venticinque anni, con i posacenere pieni in bella mostra sulle scrivanie. Dopo un breve ma intenso passaggio da un marmista piacione sono andata all’ufficio tumulazioni del cimitero Flaminio (Prima Porta per gli indigeni), e lì c’era lui.

Su una parete, un ritratto in fotocopia, ma una fotocopia fatta evidentemente con molta passione: Giuseppone Stalin in persona. Corredato di commenti a pennarello tipo “Speranza dei popoli”, “Peppe aiutaci tu” e così via. Mi dispiace solo non aver memorizzato tutto, ma era fantastico.

Alla fine ovviamente non ho risolto nulla, perché sarei dovuta arrivare entro le undici e mezza (cos’è, le salme poi vanno a pranzo?), e quindi è tutto rimandato alla prossima settimana. Ma martedì mi porto la macchina fotografica, giuro.

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Questione di lana caprina

In realtà questo blog esiste perché mi sembrava maleducato continuare a scrivere le mie opinioni sui blog altrui.

P.S. La lana caprina è quella che ho comprato al mercato di Bojano sabato scorso. E’ ruvida, grezza, appena filata e puzza che accora. Il mio contadino preferito la adora.