Categoria: vitadiprovincia

ritorni

La casa silenziosa, la luce grigia e un po’ molle. Solo un gatto in giro, perché gli altri tre si sono offesi. I cavi dei computer che pendono inerti, l’orto deserto e muto. La scrivania polverosa e la voglia di fuggire.
E tutto questo per una settimana al mare. Pensa se andavo un mese alle Maldive.

La fata: un mestiere in declino

La scena che segue è accaduta realmente questa mattina, quando il mio contadino preferito si è fermato come al solito alla coop accanto all’asilo nido del panzerotto.

Una conoscente, mamma di un altro bimbo del nido, lo saluta e poi, più o meno a bruciapelo, chiede: “Ma tu ti ricordi a che punto della storia compare la fata turchina?”

Il contadino riflette alla svelta e risponde: “Uh? Boh”.

Nel frattempo la signora interpella un altro paio di avventori, con esiti confusi. Il contadino si riscuote e dice che secondo lui appare presto, già a casa di Geppetto. La signora non è convinta e coinvolge due dipendenti coop. Uno la guarda con occhi vuoti, l’altra azzarda un’ipotesi. Ormai il dibattito è aperto. Il contadino ci prende gusto, si apposta dietro lo scaffale delle fette biscottate  e quando la signora gira l’angolo la fulmina con un: “E’ come dico io! A casa di Geppetto c’è il ritratto della moglie morta che poi è la fata turchina!” Un’altra cliente gli dà manforte, la signora è spiazzata e va alla cassa.

Il contadino termina il giro e la ritrova in fila. E a quel punto lei confessa: “Io non mi ricordavo a che punto compariva la fata turchina, perciò la storia gliel’ho raccontata tutta senza. E filava benissimo”.

Il contadino, che all’inizio aveva pensato di rinnovarle l’invito di venire a trovarci, opta per un silenzio partecipe.

Diciamo la verità, la fata turchina era insopportabile.